Nel grande silenzio con San Bruno il Certosino

Tuttavia, in uno di quei momenti dove la realtà supera la fantasia di cui la nostra Chiesa è piena, il Beato Papa Urbano aveva sentito parlare del grande lavoro che il suo ex maestro, il santo Bruno, stava facendo in Chartreuse e lo convocò a Roma come una sorta di consulente personale. (Il suo ruolo esatto non è stato chiaro). Il guadagno di Roma fu certamente la perdita di Chartreuse: anzi, sembrava impossibile immaginare come questo nascente monastero eremita potesse sopravvivere senza il suo fondatore.

❝Separati da tutti, siamo uniti a tutti, per stare a nome di tutti al cospetto del Dio vivente.❞ Statuti 34.2

Nel pantheon degli ordini religiosi cattolici – Carmelitani, Clarettiani, Camoldoli, Cistercense, Cappuccini e Francescani Conventuali, Cluniacensi, Canonici Regolari, Chierici Regolari (Barnabiti) – I Certosini si distinguono come uno dei più antichi e più austeri ordini millenari.

Stat Crux Dum Voltitus Orbis

I certosini sono, in effetti, così lontani dal “mondo” che non permettono visitatori, ritiranti o oblati. Lavorano e pregano, pregano e lavorano su un modello a due livelli: i monaci del coro pregano come eremiti quasi senza sosta – tutte le ore liturgiche e il Piccolo ufficio della Beata Vergine Maria, la Messa quotidiana e il Rosario – mentre i monaci laici mantengono il monastero (o “certosa”) canticchiando rendendo possibile ai loro fratelli del coro di pregare giorno e notte. Tutti i monaci, i certosini consacrano la loro vita interamente alla preghiera, per lavorare alla propria salvezza e a quella di tutta la Chiesa. Quest’Ordine contemplativo si fonda soprattutto su tre elementi:

+ la solitudine e il silenzio
+ la vita comunitaria come complemento di quella solitaria
+ una liturgia propria

Come la loro stessa letteratura recita: “Chi è chiamato a una vita come questa?” Non molte persone. C’è anche un monastero certosino negli Stati Uniti: la certosa della Trasfigurazione nel Vermont. Oggi l’ordine conta circa 450 monaci e monache e dispone di 24 monasteri in Europa e in America, in ognuno dei quali si vive la stessa vocazione contemplativa. La solitudine, vissuta per Dio solo, implica la separazione dal mondo, realizzata mediante la clausura, che si traduce, tra l’altro, in:

+ una sola uscita settimanale, per il passeggio comune “spaziamento”
+ nessune visite
+ nessun apostolato esercitato all’esterno
+ assenza di radio, televisione e giornali

Se i certosini hanno lasciato il mondo, non per questo sono diventati puro spirito. Devono pertanto sovvenire a tutti i bisogni propri della natura umana, anche se con austerità. Sono i fratelli a farsi carico di gran parte di questi impegni, ma anche i monaci del chiostro assicurano il loro aiuto; d’altronde ciò viene fatto sia per sovvenire alle necessità che per mantenere un certo equilibrio fisico.

Tuttavia, c’è l’attrazione dell’ignoto. Nel 2005 il documentario franco-tedesco “Il Grande Silenzio” è stato rilasciato con grande successo di critica. Porta lo spettatore a La Grande Chartreuse, la casa madre dell’Ordine Certosino situato nella zona più remota della Francia. E a quasi tre ore di lunghezza, dà allo spettatore un assaggio della storia del luogo.

È una lunga storia e una storia ininterrotta. I certosini sono le razze più rare – un ordine religioso pre-Riformato che non ha mai riformato o subito una revisione maggiore o addirittura minore. Come dice il proverbio, “I certosini non sono mai stati riformati perché non sono mai stati deformati”.

Tuttavia, il fatto che siano stati formati è notevole. Bruno, nato a Colonia intorno al 1030, divenne canonico e poi cancelliere diocesano prima di rendersi conto di volere solo una cosa: una vita di perfetta solitudine e contemplazione. Non ci sarebbero mezze misure, non uscire nel mondo, nemmeno per le opere corporali di misericordia. Bruno voleva la purezza non solo della vita, ma della preghiera. In breve, voleva imitare i primi Padri del Deserto.

È qui che il lettore contemporaneo può cadere nella trappola di pensare che Bruno in particolare, e monaci e religiosi di clausura in generale, stiano “scappando dalla realtà” o “in fuga dal mondo”, ma non è proprio vero. Se mai, con tutte le distrazioni rimosse, i Certosini scontrano nella realtà – ed è difficile. È la vita di un eremita, unita a una preghiera comunitaria occasionale (compresa la messa), insieme a una volta al mese “giorni di famiglia”, in cui i monaci parlano tra loro.

Ma perché Bruno ha fatto quello che ha fatto?

Due ragioni: primo, Bruno, ancora a quel tempo canonico e cancelliere diocesano, veniva perseguitato da un arcivescovo simoniaco, Manassès Ier de Gournay Arcivescovo di Reims, la cui vita era uno scandalo aperto. Secondo, e forse apocrifo, Bruno aveva avuto una visione del suo insegnante onorato e defunto, il canonico Raymond Diocrès, che, durante l’ufficio dei morti, sollevò la testa dalla sua bara e con voce tremenda parlò severamente: “Per giusto giudizio di Dio sono stato accusato!” Il cadavere eseguì lo stesso prodigio la mattina dopo, e ancora una volta una terza volta più tardi quel giorno, dicendo quelle terribili parole: “Per giusto giudizio di Dio sono stato giudicato!”

Come gli Irlandesi amano dire, “Questa non potrebbe essere la verità, ma è così che è successo”, e nel caso della formazione di San Bruno, la storia ha una sorta di senso regressivo. Il canone, il cui unico difetto noto era un certo grado di ambizione clericale, sembrava parlare direttamente a Bruno – sebbene secondo la leggenda tutti i presenti udissero la proclamazione del morto e alla fine gettarono il cadavere in una fossa.

San Bruno vide che anche la minima parte della vanità non era solo dannosa per l’anima, ma abbastanza per avere una persona giudicata meritevole almeno per un bel pò di tempo nel purgatorio, se non l’inferno stesso. Come molti santi, Bruno voleva andare direttamente in Paradiso e decise il modo migliore per diventare un monaco.

Si unì ai benedettini di Molesme, ma i compromessi si erano insinuati nella versione originale della Regola di Benedetto. Realizzando che il suo ruolo qui era insostenibile, ottenne il permesso dall’Abate nel 1084 e, insieme a sei compagni, cercò il posto più isolato e desolato che potesse trovare in Francia. Era qualcosa di affine agli originali Padri del Deserto: La Certosa, una combinazione di deserto e montagne intrattabili nella sede di Grenoble.

Il posto era poco invitante, disabitato e quasi inabitabile. L’ordinario locale, Vescovo di Grenoble (in seguito Santo) Ugo di Chateauneuf, sapeva di avere un “super-monaco” sulle sue mani e ha dato il suo pieno sostegno e benedizione all’impresa.

Per non pensare che Bruno stesse facendo tutto da solo, si dovrebbe notare che aveva fatto un convertito per tutta la vita e un amico in Landuino, uno dei sei seguaci originali che in seguito sarebbe diventato il secondo Priore. (Dopo Bruno, i certosini evitano il titolo di “Abate” e decidono invece di adottare l’uso del titolo “Priore”.) L’altra figura importante, dal tempo di Bruno come canonico e insegnante a Colonia, era un Eudes de Châtillon (detto di Lagery), uno studioso eccezionale che la storia conosce meglio come il beato Papa Urbano II.

Certo, Bruno ha rinunciato il suo titolo di Canonico, i suoi benefici, i suoi legami con il mondo di qualsiasi tipo – stava lavando non solo la macchia del peccato dalla sua pelle ma la sua vera pelle: lui e le sue coorti indossavano le camicie cilici e vivevano vite di privazioni indescrivibili. Mentre non seguivano nessuna regola scritta di per sé, i primi certosini presero la regola di Benedetto e la spogliarono fino all’essenziale. La loro vita era una Quaresima perpetua: niente carne, nulla che potesse essere considerato estraneo, per non dire stravagante. “Il pesce e il formaggio venivano assecondati durante le feste popolari”, ha scritto un contemporaneo. In effetti si dice che il loro unico inestimabile possesso era un calice d’argento per la celebrazione della Santa Messa. E così Dom. Alban Butler: “Se il loro monastero era povero, almeno la loro biblioteca era ricca.” Il silenzio veniva mantenuto in ogni momento, tranne le rare preghiere comunali – Mattutini e Vespri e la Messa settimanale.

Stranamente, questo oscuro ordine iniziò a crescere e in poco tempo si era raddoppiato il numero delle anime abbondanti originali che avevano acquistato nel sogno di San Bruno di un deserto Cristiano in Francia.

Tuttavia, in uno di quei momenti dove la realtà supera la fantasia di cui la nostra Chiesa è piena, il Beato Papa Urbano aveva sentito parlare del grande lavoro che il suo ex maestro, il santo Bruno, stava facendo in Chartreuse e lo convocò a Roma come una sorta di consulente personale. (Il suo ruolo esatto non è stato chiaro). Il guadagno di Roma fu certamente la perdita di Chartreuse: anzi, sembrava impossibile immaginare come questo nascente monastero eremita potesse sopravvivere senza il suo fondatore.

Ma è successo. Dopo un pò di difficoltà – compresa una manciata di monaci che seguirono fisicamente Bruno a Roma, e che dovette rimandare in Francia – Landuino prese il sopravvento, e Bruno, attraverso le sue lettere accorate e spezzate incoraggiava, ammoniva ed esortava i suoi amati fratelli dalla sua cella negli ex bagni di Diocleziano. (Più tardi arrivò fino alla Calabria, ma quello era quanto Papa Urbano era disposto a lasciargli andare.)

I certosini erano e si occupano di una cosa: l’imminente ritorno di Gesù Cristo e l’essere pronti ad accoglierLo quando verrà. Questo non è un evento escatologico molto distante e lontano per il monaco certosino, ma piuttosto una sorta di “Io sto qui proprio alla porta e busso”. Si aspettano completamente che Gesù arrivi ADESSO.

È anche un ordine bizzarro. Il loro silenzio si estende alla scrittura e non ci sono quasi scrittori certosini di cui parlare, il che è strano per un ordine che si faceva strada copiando manoscritti. Inoltre, la loro umiltà proibisce la canonizzazione formale dei loro membri, così mentre i monaci certosini vivono vite di santità esigente, pochissimi sono in realtà “santi”. (Lo stesso San Bruno fu incarnato dalla Chiesa circa 500 anni dopo la sua morte 6 ottobre 1101 e fu canonizzato nel 17 Febbraio 1623 da Papa Gregorio XV.) Nonostante bevano solo latte, acqua e un vino molto diluito, i certosini sono famosi per il loro liquore, “Chartreuse” (di che essi stessi non assorbono, ma ironicamente producono per sostenere il loro stile di vita ascetico). E mentre la Grande Certosa ha sopravvissuta a ogni sorta di disastro naturale (soprattutto valanghe), il governo Francese stesso ha sfrattato i monaci nel 1901, solo per riportarli appena in tempo per l’invasione Tedesca del 1940! La certosa stessa era utilizzata come ospedale delle forze alleate, diventando esattamente l’opposto di ciò che San Bruno aveva voluto che fosse: un luogo di pura contemplazione.

Infine, il capolavoro è un documentario epico di quasi tre ore: Il Grande Silenzio del 2005 è la migliore intuizione della vita quotidiana certosina (e una spinta per le vocazioni) o il massimo esaurimento (ci sono voluti i produttori 18 anni prima di ottenere il permesso di filmare all’interno di La Grande Chartreuse). Quindi, dopo quasi 1000 anni di segretezza totale, chiunque può ora vedere all’interno della Casa Madre fondata da San Bruno stesso.

Tuttavia, i Certosini sopravvivono. Che altro si può dire di un Ordine le cui caratteristiche salienti sono il silenzio e la solitudine, e che attendono la seconda venuta del Signore nella penitenza orante? San Bruno può essere orgoglioso della sua realizzazione, ma non sarebbe mai stato accusato di orgoglio.

La Vergine Maria, madre e modello dei certosini Sotto la tua protezione troviamo rifugio, santa madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta. (Sub tuum praesidium confugimus, Sancta Dei Genitrix, Nostras deprecationes ne despicias in necessitatibus, Sed a periculis cunctis libera nos semper, Virgo gloriosa et benedicta.

Per trovare di più sull’Ordine Certosino visita il loro sito ufficiale a:
Chartreux

Author: dom.Ugo-Maria

Catholic Priest - Hermit of Carthusian Charism, following the early and stricter Coutumes de Chartreuse (Rule) written about 1121-1128 written by Guigues du Chastel the 5th prior and Father General of Grande Chartreuse. Served as a curate and priest in Ireland for a while then moving to Devon as Parish Priest. A spell as Prison Chaplain and then Chaplain to the Railways (SouthEastern). Then a few years as a Diocesan Administrator, Vicar Forane, Vicar General and called as a Bishop (which I turned down). In the past I served as an officer in HM Armed Forces, lectured at Oxford, and teacher at the Royal School for Deaf children in Margate (now closed), for a spell (13 months) run an NHS hospital where I quickly realised that if you have no medical background and tend to use spreadsheets to reach a decision then you should not be running a hospital. Now I serve as Prior to the Hermits of Saint Bruno at St. Mary's Hermitage near Canterbury in Kent. I write on the Eremitic way of life although sometimes I tend to broach other subjects of interest, and occasionally undertake translations for Bishop Alistair from English to Italian. My life as a contemplative is extremely fulfilling and busy and I no longer have a public ministry which I occasionally miss especially the out-reach ministry. I also enjoy gardening on the hermitage grounds and as most gardeners will know its a never ending task, albeit quite rewarding. The hermitage also has some other residents, there is the hermitage guardian who is a layman who lives in rooms at the front of our hermitage and acts as a barrier/intermediary with the outside world; there is Jules a 4 year old Staffordshire terrier, who seems to know the Monastic Horarium and occasionally acts as a prompt, Augustus the tom cat who is 1 year old now and spends most of his time in the fields surrounding us catching moles, mice and rabbits (not so keen on birds) or in my cell when it gets too hot outside (he occasionally assist in writing my articles - having adopted the habit of falling asleep at my desk, occasionally waking and hitting the keyboard with his paw), Buffy who is 25 years old and Terra, her daughter who is 24 years old, female cats that were with me when I was parish priest at St. John Bosco's in Barnstaple. The two hens Hildegard (von Bingen) and Rosaline (of Villeneuve) who provide the eggs that we need, and then there is Topo Gigio a mouse who lives in one of our outhouses who is not scared of cats or people, can be quite vocal if you upset him by encroaching although quite frankly is no bother at all which is why he has been left alone. We currently also have 6 sheep outside in the field (not ours) but they do keep the grass cut. We are fortunate to have several fruit trees, Apples, Plums, Cherries, Pears, and 2 fig plants which I brought back from Sicily, quite a few herbs: mint, St. John's-wort, basil, chives, garlic, oregano, lemon balm, sage, chamomile, bay, echinacea, coriander, feverfew, lavender, valerian, parsley, peppermint, rosemary, thyme, marjoram, cilantro and others, there are also many flowers, too many to list. My interests are mediaeval church & monastic history, ancient liturgies, the Old Catholic Movement, Nicene and post Nicene Fathers, Desert Fathers and Mothers and Carthusian history. I also speak Italian and German, Latin, Catalan, Sicilian and French although am rusty with some.

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